B/N

Le fotografie in bianco e nero rendono meno impietoso il giudizio sul proprio passato. Una fortuna per una generazione, una delle ultime, sia di generazioni che di fortune. Le poche immagini a colori di quel tempo sono state degradate dalle ossidazioni, i sorrisi sono ingialliti, l’odore della carta è acidulo, il lucido della superficie è diteggiato.
Le gradazioni della monocromia, anche nella degradazione, ammorbidiscono i toni, il contrasto corregge gli errori, rende preziose le imperfezioni. In alcuni ritratti, un bordo ondulato incornicia semplicemente la composizione di un quadro visivo. In altri, crepe della carta fotografica saettano di bianco volti di altri tempi, gli unici che sopravvivono.
Il bianco e nero è più bello del colore. La sua è una realtà migliore, perché fondamentalmente non è tutta vera, non è corrispondente, non è mai esistita. Questa visione appartiene solo ad alcuni animali, che compensano con l’aiuto degli altri sensi questo deficit cromatico. Per l’uomo, la compensazione non è contemplata. Più potente è solo la sferzata che risveglia la memoria. L’immagine, immobile, finisce lì, dice tutto. Il suo compito è quello di essere alimento per la memoria, indice di capitoli sparsi.

(inedito – estratto dal mio primo romanzo).

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