Questa cosa

A me rimane questa cosa
che chiamano amore,
rimane come il nostro limite
di fermare una frase alle virgole,
quelle più importanti eppur brevi,
mai compiute, mai veramente ultime.

A te rimane questa cosa
che chiamano amore,
rimane come la parte mozza
di una sola parola, quella caduta
dietro la radiosa livrea del cielo
quando al tramonto sono le nuvole.

Condizioni

E quando avessi bisogno di te,
come, come potrei fare?
ci sono striature di questa storia
che non si possono vedere; allora,
come, come potrebbe tutto essere ancora?
e se fosse ancora possibile un ricordo,
come, come potrei dimenticarlo?

Ci sono delle striature che restano
di sangue pisto e nere di terra, come,
come un suolo crepato di sete;
lo sapevo e non lo capivo,
come, come la rassegna degli errori
m’avesse fatto eresia nelle vene;
avrei voluto scrostare la ruggine
dal ferro che una all’altra saldava le cose;
le ossa ridevano malferme e di calore
e bruciano ancora come legni rubati;
il dolore più grande è dell’abbandono,
è per me, che l’accolgo senza condizioni,
una scelta essere per sempre indifesi.

Sfere

Sulla sabbia portano se stesse le onde a morire, le avvolge anelito di tormento e spuma di vento, racchiuse da sfere di luce s’imbiancano di fragore e giù in avanti vanno rotolando e vincendo conchiglie e pietre, così che brillino di patine e trasparenze.

Siete voi immagine e simbolo di quello che siamo, sempre rimaniamo noi stessi dopo ogni sconfitta e non si provano colpe a essere presenti agli istanti di quanto dura l’infinito viaggio di questo vivere, come infiniti e sempre uguali sono i volti d’una sfera.

Film

Su questa ferrovia non passiamo più noi
le carrozze hanno finestrini sporchi
d’acqua e di povertà, e i sassi neri di millenni
sono ingrassati dai residui disperati
dei viaggiatori in attesa;

sono ancora incerte le loro caviglie
e le ruote stravolte delle valigie
si consumano meno di chi le trascina,
tra un passo avanti e una sottrazione
alla vista di biglietti accartocciati;

non sono simboli da vedere e non sono
simboli, hanno solo una forma di dolore
e panni di colori diversi l’uno dall’altro,
ma sui binari di un abbraccio si muore
si vive e s’incontrano fotogrammi vuoti;

c’è una luce che rivela ed è la stessa
che acceca persone e frangenti levigati
di ferro e traversine di cemento, loro insieme
sono e rimangono mutili, e sono statue
i passeggeri che guardano le partenze;

nessuno è così irrequieto come i cavi tesi
che vibrano elettrici e minacciano il cielo,
e non hanno anima e non vita che valga
una destinazione e una risposta al perché
dovevo nascere per sapere tutto questo.