Erranza

Fammi raccogliere foglie,
quelle cadute, invisibili e senza ricordo
– della terra e del cielo.

Ecco nel guscio delle mani,
nelle dita serrate e richiuse, aspettare piovere
– da ogni cielo.

Un giorno sarà fatto d’acqua, un giorno
un vuoto d’aria, poi dal profondo
una gemma, un viaggio verso il cielo
– fammi capace di seguire.

Nulla in cambio

È avere brandelli
delle fodere d’un vestito
ancora non smesso
e dei meriti, alcuni,
che nessuno ne parla;

e tale rimane dov’era
il casuale ricordo
d’un filo in eccesso
che fuoriesce solo
a spiare il vuoto;

questo limitare
e sporgersi senza
avere nulla in cambio
è pronuncia di fede, che
non sa e si abbandona.

istruzioni

Nessuno di voi è nessuno di noi
ma siamo tutti sferzati da questa pioggia
di parole e di vetro;
e quando ogni notte mi accieca
in me si apre un mondo di stelle,
come nessuna di loro si potrebbe dire;
sono anch’io indifeso da quei nemici
che innumerevoli mi percuotono,
e luce in frantumi è quanto
si riflette in lamine su di me,
ma gli specchi non dicono mai
tutta la verità, e se tutte le cose certe
devono essere mostrate per come
sono è come possono diventare
che ne destina il loro futuro.

Incerti

Dove non siamo arrivati
neanche gli alberi arrivano
Dove camminiamo
non ci sono solo passaggi
Le cose che ci mancano
sono sempre presenti
Le cose che abbiamo
sono già dimenticate
Ci sono e non ci sono
tutte le cose che sono
E siamo così anche noi
senza essere certi
Perché siamo come numeri
e perché siamo gli unici
a essere incalcolabili

Miriade

Ho dato un nome
Ho messo un nome diverso
Ho dato un nome diverso a ogni giorno
Perché eravamo noi e siamo noi ogni giorno
E ogni giorno è sempre stato diverso
E ora sono questi nomi di figli e di figlie
Che ci tengono gli uni e le altre vicini
Che queste miriadi di nomi sono distese
Un giorno che viene allarmato avanza
E l’altro che sogna d’accadere in un anno
Nella mischia dei mesi o contiguo
A oggi
A oggi che è oggi
A oggi che è ogni giorno
A oggi che è diverso
A oggi che siamo noi diversi
A ogni che è un giorno che ha un suo nome

Commiato

Tutte le volte che ho detto addio
sono tornato

la strada sotto i piedi
era confusa

il tempo incredulo
mostrava gratitudine

ma non sapevo d’un commiato
che fosse indelebile.

La porta

Me ne dovrei stare qui
a leggere un libro a mangiare fuori
bevendo alla luce
così che il sole cada sulle parole
le pagine facciano ombra a ogni svoltare
alle altre già lette a quelle tra le dita
ancora da girare;

ci sono carte più ruvide e sconce
meno disposte a cedere le lettere più piccole
agli occhi e un accento fugge sbieco
non visto si sottrae a ogni ritorno di sguardo;

avevo riposto nei fumetti la chiave
che le immagini cambia in colori le ombre
e dalle parole è diverso ogni segno
che screzia in molteplici derive
i quadri delle storie;

poi quando allora è ancora
nelle luci artificiali rinnovo la piega
della pagina, che mi diano del crudele
o insane le mie mani; sarò vigile l’indomani
a tornare al punto dove il sonno
chiuse il desiderio
ch’avrei appena oltre trovato una porta.

ARRIVERANNO

Arriveranno gli anni
chiederemo scusa ai padri
dei loro errori che rinnoviamo,

chiederemo agli altri
da quanto sono partiti
e delle scarpe vuote
e di quante terre e strade
avranno attraversato prima d’ora
che nell’ordito dei vestiti
molta polvere ha fatto paese.

Arriveranno come le stagioni
in quattro momenti d’una vita sola
che solo non sappiamo da quale inizi,

chiederemo se primavere possono
essere quasi estati o sono ancora inverni,
se autunni sono quelli delle foglie
o dei rami rimasti sconsolati ch’anno visto
uomini seguire donne fuggire
e bambini erano tutti fatti di paura
e di quella collera che ne faceva inermi.

Pietre

Pietra su pietra
non sceglie la pietra
se essere muro
al piede che non cede
all’appiglio
e al coraggio che da parte
a parte sale al cielo
per ridiscendere al di là
di dov’era prima
attraversamento d’altri
e un dopo di lui
un altro se stesso lo segue
portando con sé un’anima
di sovrumana gentilezza.

Poco

Mi basta un saluto
un cenno di poco
da queste braccia che
ci afferrano tenendo
noi stessi insieme a
sentire la vita del
nostro essere corpi
vivi sì e non solo 1 di 2
un giorno di una storia
quando invano era
un dio a decidere se
questo di oggi è
destino e noi lettere
come lo sono quelle
perse che hanno
il senso d’essere
sempre in viaggio
esiliate dai mittenti a
non trovare la consegna
da noi stessi destinatari
affrancati e recisi da
un tagliacarte avido
di fogli piegati in 4
dal sigillo di lingua e
saliva d’un bacio in
cerca della tua bocca.