Da leggere

Ed ecco le infinite pagine che ti restano da leggere, di me

ognuna uno specchio di desiderio,

da capire e che infine anche a me incomprese sono morte dentro;

di questo, di questo e dell’altro me che si nasconde m’invade il sonno,

allora, a questa notte sfuggo come ora davanti allo specchio,

nel dubbio che dopo, che dopo di me, sul vetro

qualcosa di me, qualcosa rimanga di te.

Viaggiatore

Nell’indistinto potremmo scoprire
dalle nostre mani le dita protese
a prendere un po’ di vita e d’altre cose
quelle indivise ch’aspettano d’essere prese;

sei sempre dove prima non eri,
viaggiatore, e non siamo dissimili,
non più di quanto può esserlo un viso
da un altro, un passo più breve,

un momento dal vento che passando
non distrae più d’un panno steso
o un segno che reclina adagio le foglie,
tra un sopra vivace e ‘l verso che tace;

poco bagaglio per noi, che per andare
nulla ci serve ma serviamo noi,
a fare la strada, ad avere incompiuto
un viaggio che iniziando già scompare.

Questa casa

Il vento che muove le tende
da queste vele fa navigare ferma
la mia stanza;
nel soffio del sangue si versano
gocce di rossore questo
nello scorrere di polvere mi trasforma.

Quelle che erano parole silenziano
in candore le pagine,
le mutabili paure cerchiano l’acqua;
e ora guarda, sei tu il mio occhio,
pupilla e iride, perché gesti di luce
e non altro ci fanno incompleti.

L’alba diventa il tramonto di una notte,
l’oscurità si cela al giorno,
la morte perde così la sua vista;
il potere dei sensi sale di febbre
su gradi, percezioni e livore
scompaiono e non​ ritornano.

Poi siamo e abbiamo, l’essere
e il non avere ormai ci abbandona,
lasciamo tutto, lasciamo andare;
la nave infine si ferma,
dai riquadri dei vetri cornici di legno
che i voli dei gabbiani non s’ingabbiano.

Un corpo

E ora è la mia ombra
a muoversi prima di me
prima di quando proiettavo
l’immagine di un corpo
o del profilo di un’anima
nella virtù della pioggia
perché la pioggia sappiamo
essere la notte del giorno.

Scintille

Che tu sia come chi ruba il mare
chiudendo gli occhi,
e per quelle onde che non sapranno dove andare,
che tu sia una sponda di luce;
infine si quieti l’oro in superficie,
per scegliere nell’invisibile lontananza
le profondità, laddove il sogno
sarà come l’attesa di un tuo risveglio,
dei tuoi occhi aperti a liberare,
di un nuovo mare, di un porto di ritorni
e laggiù pesci come scintille.